Lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, sclerosi multipla e sindrome di Sjögren sono quattro malattie autoimmuni con quadri clinici molto diversi tra loro. Una revisione pubblicata su Frontiers in Cellular and Infection Microbiology ha però individuato un tratto comune nella composizione del microbiota intestinale di chi ne è affetto; si tratta di un aumento di tre generi batterici, Streptococcus, Prevotella ed Eggerthella, e una riduzione del Faecalibacterium, un batterio noto per la sua azione di contenimento dell’infiammazione.
Il dato conferma gli elementi oggetto di approfondimento da parte della ricerca già da alcuni anni. La disbiosi intestinale emerge come un fattore attivamente coinvolto nei meccanismi che sottendono patologie autoimmuni e squilibri metabolici cronici, oltre che nei più noti disturbi digestivi.
Il legame più studiato riguarda l’artrite reumatoide. Alcuni lavori hanno documentato che due autoantigeni caratteristici della malattia, la filamina A e la N-acetilglucosamina-6-solfatasi, condividono sequenze proteiche con epitopi prodotti dal batterio Prevotella copri, un microrganismo frequentemente sovrarappresentato nell’intestino dei pazienti con artrite reumatoide di nuova diagnosi.
Questo tipo di somiglianza tra proteine batteriche e proteine dell’organismo, definita mimetismo molecolare, non riguarda tutte le persone portatrici del batterio: la predisposizione genetica individuale, in particolare alcune varianti del sistema HLA-DR, determina se e quanto questo meccanismo possa attivare una risposta immunitaria contro i tessuti propri.
I meccanismi che collegano la disbiosi alle reazioni autoimmuni
La letteratura scientifica descrive diverse vie attraverso cui uno squilibrio del microbiota può favorire l’insorgenza o il mantenimento di una condizione autoimmune.
- Mimetismo molecolare: alcuni batteri producono peptidi strutturalmente simili a proteine dell’organismo, con il rischio che il sistema immunitario, attivato contro il microrganismo, finisca per colpire anche i tessuti self.
- Permeabilità intestinale e traslocazione di endotossine: una barriera intestinale indebolita consente il passaggio di lipopolisaccaride (LPS) nel sangue, con conseguente attivazione di una risposta infiammatoria sistemica di basso grado.
- Squilibrio tra linfociti Th17 e T regolatori: la riduzione degli acidi grassi a catena corta (SCFA), prodotti dai batteri benefici a partire dalle fibre alimentari, favorisce l’espansione dei linfociti Th17 pro-infiammatori a scapito dei T regolatori, deputati al mantenimento della tolleranza immunitaria.
- Alterazione della via del recettore per gli idrocarburi arilici (AhR): la disbiosi riduce la disponibilità di metaboliti derivati dal triptofano che normalmente attivano questo recettore, coinvolto nella regolazione della risposta immunitaria a livello della mucosa intestinale.
Questi meccanismi sono stati documentati, con gradi di evidenza diversi, in patologie come l’artrite reumatoide, il diabete di tipo 1, la sclerosi multipla e le malattie infiammatorie croniche intestinali.
La componente metabolica: dalla disbiosi all’insulino-resistenza
Il coinvolgimento del microbiota intestinale non si limita al versante autoimmune. Diversi studi hanno osservato, in presenza di sindrome metabolica, una composizione batterica caratterizzata dalla riduzione di specie come Akkermansia muciniphila e Faecalibacterium prausnitzii e da un aumento di ceppi appartenenti a Escherichia e Prevotella.
Il meccanismo proposto è in parte sovrapponibile a quello descritto per l’autoimmunità.
L’aumento della permeabilità intestinale consente il passaggio di LPS in circolo, alimentando uno stato infiammatorio cronico di basso grado che concorre allo sviluppo di insulino-resistenza, dislipidemia e accumulo di grasso viscerale. Su questi meccanismi la comunità scientifica concorda nel ritenere necessari ulteriori studi, in particolare per stabilire in che misura la disbiosi sia causa, e non solo conseguenza, dello squilibrio metabolico.
Come si valuta la disbiosi: il ruolo del Gut Screening
Le evidenze fin qui descritte non autorizzano una diagnosi basata unicamente sulla composizione del microbiota. La disbiosi è un fattore concorrente, non l’unica causa, delle patologie autoimmuni e metaboliche. Una valutazione mirata resta comunque un punto di partenza utile per orientare, insieme al medico curante o allo specialista, eventuali approfondimenti.
Il Gut Screening del Laboratorio Analisi Val Sambro analizza in dettaglio la composizione della flora batterica e fungina intestinale attraverso un campione fecale raccolto a casa con il kit di autoprelievo. L’esame, disponibile in diverse versioni in base alle esigenze cliniche, può essere abbinato alla zonulina fecale, marcatore utile per valutare la permeabilità intestinale, uno dei meccanismi descritti in questo approfondimento.
Per un quadro d’insieme sul legame tra intestino e sistema immunitario rimandiamo leggi anche: Malattie autoimmuni e intestino. Sul versante neurologico dell’asse intestino-cervello: Disbiosi intestinale e sistema nervoso.
Riferimenti bibliografici
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Garabatos N., Santamaria P., “Gut Microbial Antigenic Mimicry in Autoimmunity”, Frontiers in Immunology, 2022. DOI: 10.3389/fimmu.2022.873607
“Influence of gut microbiota on autoimmunity: A narrative review”, ScienceDirect, 2024. Consultabile su: sciencedirect.com
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