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Disturbi intestinali da caldo e diarrea del viaggiatore: il ruolo del microbiota

Disturbi intestinali da caldo e diarrea del viaggiatore: il ruolo del microbiota

Dopo il viaggio l’intestino non torna subito regolare: cosa succede davvero

È un quadro tipico di fine estate: la diarrea acuta contratta in viaggio è passata da giorni, ma l’intestino non è tornato come prima — gonfiore, alternanza tra scariche e stipsi, digestione più lenta del solito. Il sintomo acuto si è risolto, ma qualcosa a livello intestinale resta alterato.

Per capire perché, bisogna distinguere due meccanismi distinti che spesso si sovrappongono nello stesso periodo dell’anno: l’effetto del caldo sulla funzionalità intestinale e l’impatto della diarrea del viaggiatore sul microbiota.

Perché il caldo altera la funzionalità intestinale

Le alte temperature influiscono sull’intestino attraverso più vie concomitanti:

  • maggiore assunzione di liquidi, che può diluire transitoriamente l’acidità gastrica, riducendone in parte l’azione di barriera nei confronti dei microrganismi ingeriti con cibo e bevande;
  • variazioni del transito intestinale, legate sia alla disidratazione sia ai cambiamenti nelle abitudini alimentari tipici del periodo estivo (pasti più irregolari, maggior consumo di cibi crudi o conservati in condizioni non ottimali);
  • maggiore esposizione a contaminazioni alimentari, favorita dal caldo stesso, che accelera la proliferazione batterica negli alimenti non correttamente conservati.

Diarrea del viaggiatore: cosa succede al microbiota durante il viaggio

La diarrea del viaggiatore non è sempre legata a un patogeno aggressivo.  In una parte dei casi analizzati clinicamente, gli esami colturali risultano negativi perché il meccanismo, in questi casi, è più sottile.  Il contatto con ceppi batterici non patogeni ma estranei alla flora abituale del viaggiatore, presenti nell’acqua o negli alimenti locali,  è sufficiente a indurre uno squilibrio acuto della composizione del microbiota, con una dinamica simile a quella osservata quando è invece un patogeno vero e proprio a colonizzare l’intestino.

I dati epidemiologici indicano che la diarrea del viaggiatore colpisce una quota rilevante di chi si reca in paesi a clima caldo, con incidenza più alta nei climi tropicali e nelle destinazioni con condizioni igienico-sanitarie meno controllate rispetto al paese di provenienza.

Perché l’intestino resta irregolare anche dopo la fine della diarrea acuta

Il sintomo acuto si risolve solitamente in pochi giorni, ma la ricomposizione del microbiota richiede più tempo. Nella fase successiva alla diarrea, l’ecosistema intestinale è spesso caratterizzato da una ridotta diversità microbica e da uno squilibrio temporaneo tra specie batteriche, che può tradursi in sintomi funzionali persistenti come gonfiore, alterazioni dell’alvo, digestione lenta,  anche quando gli esami colturali standard risultano ormai negativi. In una minoranza di casi, questo squilibrio prolungato è stato associato in letteratura all’insorgenza di disturbi funzionali post-infettivi.

Come valutare lo stato del microbiota dopo un episodio di diarrea del viaggiatore

Se i disturbi intestinali persistono dopo la risoluzione dell’episodio acuto, la sola osservazione dei sintomi non è sufficiente a capire se il microbiota abbia recuperato il proprio equilibrio. Il Gut Screening consente di verificare la composizione della flora batterica intestinale nel periodo successivo al rientro, individuando eventuali squilibri residui come  batteri protettivi ridotti, presenza di patogeni o miceti opportunisti  e fornendo al professionista un dato oggettivo su cui impostare un eventuale intervento di riequilibrio.

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