Terzo episodio di cistite in meno di un anno. Il bruciore e lo stimolo frequente a urinare sono gli stessi delle volte precedenti, e anche la terapia antibiotica è simile. Dopo qualche settimana di benessere il disturbo si ripresenta. È un percorso comune a molte donne con infezioni urinarie ricorrenti, una condizione in cui ogni nuovo episodio aumenta la probabilità del successivo e in cui l’uso ripetuto di antibiotici rischia di selezionare batteri sempre meno sensibili.
Quando le infezioni urinarie si definiscono ricorrenti
Si parla di infezioni urinarie ricorrenti in presenza di almeno due episodi in sei mesi o di almeno tre episodi in un anno. La maggior parte delle forme non complicate è sostenuta da Escherichia coli uropatogeno, seguito da altre enterobatteriacee come Klebsiella e Proteus e da batteri gram-positivi come Enterococcus.
Una revisione pubblicata su Nature Reviews Microbiology descrive come questi microrganismi aderiscano all’epitelio della vescica e come E. coli possa formare riserve all’interno delle cellule vescicali, in parte protette dagli antibiotici e dalle difese immunitarie. Questo meccanismo contribuisce alle recidive anche dopo una terapia apparentemente efficace.
Infezioni urinarie ricorrenti e serbatoio intestinale
Gran parte dei batteri responsabili delle infezioni urinarie proviene dall’intestino. Uno studio pubblicato su Nature Communications ha analizzato 510 campioni fecali di 168 pazienti con trapianto di rene: un’abbondanza intestinale di Escherichia pari almeno all’1% è risultata un fattore di rischio indipendente per batteriuria e infezione urinaria da Escherichia, e lo stesso valore di Enterococcus per la batteriuria da Enterococcus. L’analisi dei ceppi ha mostrato una stretta corrispondenza tra i batteri presenti nell’intestino e quelli isolati nelle urine degli stessi pazienti.
Segnali simili emergono anche nelle donne senza patologie di base. Uno studio di un anno pubblicato su Nature Microbiology ha seguito donne con e senza storia di infezioni urinarie ricorrenti, raccogliendo campioni fecali ogni mese. Nel gruppo con recidive il microbiota intestinale è risultato più povero in ricchezza microbica e in batteri produttori di butirrato, mentre la quantità di E. coli era sovrapponibile tra i due gruppi. Gli autori hanno osservato anche differenze nella risposta immunitaria sistemica e ipotizzano che la suscettibilità alle recidive dipenda in parte da un asse intestino-vescica, in cui la disbiosi intestinale e la risposta dell’ospite si affiancano alle caratteristiche del batterio.
Il microbiota vaginale come barriera
Tra intestino e vescica si colloca l’ambiente vaginale. I lattobacilli producono acido lattico e mantengono un pH acido che ostacola la colonizzazione da parte degli uropatogeni. Quando questa flora si riduce, per esempio dopo terapie antibiotiche, in menopausa per il calo degli estrogeni o in presenza di vaginosi batterica, la zona vicina all’uretra può essere colonizzata più facilmente da batteri di origine intestinale. Il tema è approfondito nell’articolo sul microbiota vaginale.
Antibiotici ripetuti e resistenze
Ogni ciclo di antibiotico agisce sul batterio responsabile dell’infezione e, contemporaneamente, sul microbiota intestinale e vaginale. Nelle forme ricorrenti l’effetto cumulativo può ridurre la flora protettiva e favorire la selezione di ceppi resistenti, compresi quelli produttori di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL), che limitano le opzioni terapeutiche per via orale. Le dinamiche dell’antibiotico-resistenza sono descritte nell’approfondimento sul cattivo uso degli antibiotici.
Urinocoltura e test di sensibilità
Nelle infezioni urinarie ricorrenti la terapia empirica ripetuta è poco indicata. L’urinocoltura con antibiogramma identifica il microrganismo responsabile, ne misura la carica e indica a quali antibiotici è sensibile, permettendo di scegliere il farmaco più adatto.
Il test di urinocoltura e aromatogramma del laboratorio affianca all’identificazione del batterio la valutazione in vitro dell’attività degli oli essenziali sul ceppo isolato, un’informazione che il professionista può considerare nelle strategie di prevenzione. Sul tema il laboratorio ha contribuito a una pubblicazione scientifica internazionale, presentata nell’articolo su oli essenziali e cistite batterica.
Un percorso diagnostico per le infezioni urinarie ricorrenti
Quando le recidive si accompagnano a sintomi vaginali o a episodi di vaginite, il test Urogenital analizza in un’unica soluzione urine e tampone vaginale. Identifica i principali uropatogeni, tra cui E. coli, Klebsiella, Proteus e Pseudomonas, valuta i lattobacilli vaginali e ricerca Candida e agenti di infezioni genitali, con test di sensibilità sui microrganismi isolati.
Se il quadro suggerisce un coinvolgimento intestinale, il Gut Screening descrive l’equilibrio del microbiota e l’eventuale presenza di flora potenzialmente patogena. I kit si acquistano nell’area Acquista esami. Le misure comportamentali e di prevenzione sono riassunte nell’articolo cistite recidivante: che fare.
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Cosa dice la letteratura
- Flores-Mireles AL, Walker JN, Caparon M, Hultgren SJ. Urinary tract infections: epidemiology, mechanisms of infection and treatment options. Nat Rev Microbiol. 2015;13(5):269-284. PubMed PMID 25853778
- Magruder M, Sholi AN, Gong C, et al. Gut uropathogen abundance is a risk factor for development of bacteriuria and urinary tract infection. Nat Commun. 2019;10(1):5521. PubMed PMID 31797927
- Worby CJ, Schreiber HL 4th, Straub TJ, et al. Longitudinal multi-omics analyses link gut microbiome dysbiosis with recurrent urinary tract infections in women. Nat Microbiol. 2022;7(5):630-639. PubMed PMID 35505248