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Candida vaginale ricorrente: il ruolo delle specie non-albicans e della diagnosi molecolare

Candida vaginale ricorrente: il ruolo delle specie non-albicans e della diagnosi molecolare

Secondo una revisione sistematica pubblicata su The Lancet Infectious Diseases, la candidosi vulvovaginale ricorrente colpisce ogni anno circa 138 milioni di donne nel mondo, con una prevalenza annua di 3.871 casi ogni 100.000 donne. La fascia più interessata è quella tra 25 e 34 anni, in cui la prevalenza raggiunge il 9%, e si stima che nel corso della vita ne soffrano circa 372 milioni di donne. Una parte di queste pazienti convive con una candida vaginale ricorrente che non risponde come previsto alle terapie abituali.

Dietro agli episodi che si ripetono non c’è sempre lo stesso microrganismo. Identificare con precisione la specie coinvolta è uno dei passaggi che più incidono sull’esito del trattamento.

Quando la candida vaginale si definisce ricorrente

Si parla di forma ricorrente quando gli episodi sintomatici documentati sono almeno quattro in un anno, secondo la definizione adottata nella revisione citata; le linee guida più recenti abbassano la soglia a tre episodi in dodici mesi. I sintomi tipici sono prurito, bruciore, arrossamento e perdite biancastre, spesso dense.

Si tratta però di manifestazioni poco specifiche, che possono sovrapporsi a quelle della vaginosi batterica, della tricomoniasi o di dermatiti irritative. Per questo la candida vaginale ricorrente è spesso oggetto di autodiagnosi e di autotrattamento, con il rischio di ripetere terapie non adatte al microrganismo realmente presente.

Candida vaginale ricorrente e specie non-albicans

Candida albicans resta la specie più frequente. Negli ultimi anni è però cresciuto il peso delle cosiddette specie non-albicans, che in alcuni studi rappresentano dal 10% fino al 45% dei casi di candidosi vulvovaginale. Tra queste la più comune è Candida glabrata, insieme ad altre specie come C. krusei e C. tropicalis.

Perché la terapia empirica può non funzionare

Le specie non-albicans mostrano spesso una minore sensibilità agli antimicotici azolici, la classe di farmaci più utilizzata. C. glabrata presenta frequentemente una ridotta sensibilità al fluconazolo, mentre C. krusei è intrinsecamente resistente a questo principio attivo. In questi casi un trattamento scelto senza conoscere la specie può dare un beneficio parziale o transitorio, con ricomparsa dei sintomi a distanza di poche settimane.

Anche quando l’agente è C. albicans, recidive frequenti e cicli ripetuti di terapia possono selezionare ceppi meno sensibili. Nelle forme ricorrenti la conferma di laboratorio con identificazione della specie è quindi raccomandata prima di impostare una terapia prolungata.

I fattori associati alle recidive

La candida è un commensale abituale dell’ambiente vaginale e il passaggio dalla colonizzazione all’infezione dipende dall’equilibrio con l’ospite. Tra i fattori che favoriscono le recidive figurano le terapie antibiotiche, che riducono i lattobacilli protettivi, il diabete non ben controllato, le variazioni ormonali legate alla gravidanza o a terapie estrogeniche e alcune condizioni di ridotta efficienza immunitaria.

Un ruolo importante spetta al microbiota vaginale, la cui composizione condiziona la capacità di contrastare i patogeni, come approfondito nell’articolo su equilibrio e disbiosi del microbiota vaginale. Nella valutazione complessiva può essere utile considerare anche la presenza di Candida a livello intestinale, tema trattato nell’approfondimento sulla candida intestinale.

Diagnosi molecolare della candida vaginale ricorrente

L’esame microscopico e la coltura tradizionale restano strumenti di base. Le tecniche di biologia molecolare permettono di rilevare il DNA dei microrganismi con elevata sensibilità e di distinguere le diverse specie di Candida nello stesso campione, anche in caso di infezioni miste.

Uno studio di validazione pubblicato su Obstetrics & Gynecology ha mostrato che un test molecolare eseguito su tampone vaginale, raccolto dal clinico o dalla paziente stessa, identifica con accuratezza le più comuni cause di vaginite di origine batterica, fungina e protozoaria. Il dato sull’autoprelievo è rilevante nella pratica, perché consente di eseguire il tampone a casa nel momento in cui i sintomi sono presenti.

Antimicogramma e terapia mirata

Una volta identificata la specie, l’antimicogramma valuta la sensibilità del fungo isolato ai diversi antimicotici e fornisce al ginecologo o al medico un’indicazione concreta per la scelta del farmaco e della durata del trattamento. Nella candida vaginale ricorrente questo passaggio aiuta a interrompere la sequenza di terapie empiriche poco efficaci.

Il test Urogenital

Il test Urogenital del Laboratorio Val Sambro combina l’analisi di un campione di urine e di un tampone vaginale, eseguibile dal ginecologo oppure in autoprelievo con le istruzioni contenute nel kit. Il pannello ricerca C. albicans e le principali specie non-albicans, tra cui C. glabrata, C. krusei, C. tropicalis e C. parapsilosis, valuta i lattobacilli del microbiota vaginale e rileva i più comuni agenti di vaginosi, vaginite e infezioni sessualmente trasmesse. Sui microrganismi isolati vengono eseguiti i test di sensibilità, compresi antimicogramma e aromatogramma.

Il kit si acquista nell’area Acquista esami e il referto è disponibile entro 15 giorni dall’arrivo del campione in laboratorio. Per chi ha già affrontato episodi di vaginosi può essere utile anche l’approfondimento sulla vaginosi batterica ricorrente.

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Cosa dice la letteratura

  • Denning DW, Kneale M, Sobel JD, et al. Global burden of recurrent vulvovaginal candidiasis: a systematic review. Lancet Infect Dis. 2018;18(11):e339-e347. PubMed PMID 30078662
  • Sobel JD. Vulvovaginal candidosis. Lancet. 2007;369(9577):1961-1971. PubMed PMID 17560449
  • Makanjuola O, Bongomin F, Fayemiwo SA. An Update on the Roles of Non-albicans Candida Species in Vulvovaginitis. J Fungi (Basel). 2018;4(4). PubMed PMID 30384449
  • Gaydos CA, Beqaj S, Schwebke JR, et al. Clinical Validation of a Test for the Diagnosis of Vaginitis. Obstet Gynecol. 2017;130(1):181-189. PubMed PMID 28594779

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