A ottant’anni due persone possono avere storie cliniche molto diverse. Una vive in autonomia, cammina ogni giorno e assume pochi farmaci; l’altra convive con più patologie croniche e con una fragilità che limita le attività quotidiane. Genetica, stile di vita e ambiente spiegano buona parte della differenza. Negli ultimi anni la ricerca sulla longevità ha aggiunto un elemento meno visibile, la composizione del microbiota intestinale, che con l’età si modifica e sembra seguire traiettorie diverse nell’invecchiamento in salute e in quello accompagnato da malattia.
Come cambia il microbiota intestinale con l’etÃ
Nell’adulto il microbiota è relativamente stabile. Con il passare degli anni intervengono cambiamenti nella dieta, nella masticazione, nella motilità intestinale, nell’uso di farmaci e nel funzionamento del sistema immunitario, che rimodellano progressivamente l’ecosistema.
Una revisione pubblicata nel 2022 su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology descrive negli anziani fragili una riduzione della diversità microbica e dei batteri produttori di acidi grassi a catena corta, come il butirrato, insieme a un aumento relativo di specie con potenziale pro-infiammatorio. Questi cambiamenti sono collegati all’inflammaging, lo stato di infiammazione cronica di basso grado che accompagna l’invecchiamento e che contribuisce allo sviluppo di numerose patologie età -correlate.
Microbiota intestinale e longevità : gli studi sui centenari
Un contributo importante arriva dall’Università di Bologna. Uno studio pubblicato su Current Biology nel 2016 ha analizzato per la prima volta il microbiota di semi-supercentenari, persone tra 105 e 109 anni, confrontandolo con quello di adulti, anziani e centenari e ricostruendo la più lunga traiettoria del microbiota umano lungo l’invecchiamento.
Gli autori hanno individuato un nucleo di batteri simbionti dominanti, appartenenti soprattutto alle famiglie Ruminococcaceae e Lachnospiraceae, la cui abbondanza complessiva si riduce con l’età , mentre aumentano le specie subdominanti. Nei soggetti più longevi sono emerse alcune peculiarità , tra cui un arricchimento di gruppi associati alla salute come Akkermansia e Bifidobacterium. Secondo i ricercatori, questa riorganizzazione del microbiota intestinale potrebbe contribuire al mantenimento della salute nelle età estreme e quindi alla longevità .
Unicità del microbiota e sopravvivenza
Nel 2021 Nature Metabolism ha pubblicato un’analisi condotta su oltre 9.000 persone appartenenti a tre coorti indipendenti. A partire dalla mezza età il microbiota tende a diventare sempre più unico, cioè sempre più diverso da quello degli altri individui. Oltre gli 80 anni circa le persone in buona salute proseguono in questa direzione, mentre negli individui meno sani la deriva si arresta.
Il modello di invecchiamento in salute si caratterizza per una riduzione dei generi batterici più comuni nella popolazione, in particolare Bacteroides. Mantenere una forte dominanza di Bacteroides in età avanzata, o un basso grado di unicità , è risultato predittivo di una minore sopravvivenza nei quattro anni di osservazione. L’unicità del microbiota si è associata anche alla presenza nel sangue di specifici metaboliti di origine batterica derivati dagli aminoacidi.
Barriera intestinale e metaboliti microbici
Uno dei collegamenti più studiati tra microbiota e invecchiamento riguarda la barriera intestinale. Il butirrato è la principale fonte di energia per le cellule del colon e contribuisce all’integrità della mucosa. Quando i batteri che lo producono si riducono, la barriera può diventare più permeabile e favorire il passaggio in circolo di componenti batteriche che stimolano il sistema immunitario, alimentando l’infiammazione sistemica. Il tema è approfondito nell’articolo sulla sindrome dell’intestino permeabile.
Le abitudini che sostengono il microbiota intestinale nel tempo
Gli studi osservazionali indicano nella varietà della dieta uno dei fattori più rilevanti. Un apporto adeguato di fibre da verdure, legumi, cereali integrali e frutta fornisce ai batteri il substrato per produrre acidi grassi a catena corta. Anche l’attività fisica regolare, un uso appropriato degli antibiotici, la qualità del sonno e la gestione delle patologie croniche si associano a un ecosistema più ricco e stabile.
Probiotici, prebiotici e postbiotici possono avere un ruolo in situazioni specifiche, come descritto nell’approfondimento su cosa fanno probiotici, prebiotici e postbiotici.
Quando valutare il microbiota in età adulta e avanzata
Non esiste un microbiota intestinale della longevità da raggiungere attraverso un test. L’analisi del microbiota diventa però utile quando sono presenti disturbi intestinali persistenti, dopo cicli ripetuti di antibiotici, in presenza di patologie infiammatorie o metaboliche croniche o quando si vuole verificare l’effetto di un intervento nutrizionale.
Il Gut Screening descrive l’equilibrio tra flora protettiva e flora potenzialmente patogena e ricerca funghi e parassiti. Il test dei metaboliti del microbiota misura nelle urine i prodotti dell’attività batterica, compresi gli acidi grassi a catena corta, offrendo una lettura funzionale dell’ecosistema. I risultati vanno interpretati dal medico o dal professionista di riferimento insieme alla storia clinica, ai farmaci assunti e alle abitudini alimentari.
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Cosa dice la letteratura
- Biagi E, Franceschi C, Rampelli S, et al. Gut Microbiota and Extreme Longevity. Curr Biol. 2016;26(11):1480-1485. PubMed PMID 27185560
- Wilmanski T, Diener C, Rappaport N, et al. Gut microbiome pattern reflects healthy ageing and predicts survival in humans. Nat Metab. 2021;3(2):274-286. PubMed PMID 33619379
- Ghosh TS, Shanahan F, O’Toole PW. The gut microbiome as a modulator of healthy ageing. Nat Rev Gastroenterol Hepatol. 2022;19(9):565-584. PubMed PMID 35468952