Nel colon di un adulto risiedono circa 38.000 miliardi di cellule batteriche, una quantità dello stesso ordine di grandezza delle cellule umane dell’intero organismo. È la stima di riferimento pubblicata nel 2016 su PLoS Biology e spiega perché il campione fecale sia la matrice di elezione per studiare il microbiota intestinale. Ciò che viene eliminato con le feci riflette in buona parte la comunità microbica che abita il tratto terminale dell’intestino. Da qui conviene partire per capire come funziona il test del microbiota intestinale.
Il Gut Screening® è il test con cui il Laboratorio Val Sambro analizza questa comunità .
Perché il test del microbiota funziona su campione fecale
L’analisi su feci è non invasiva, ripetibile nel tempo e permette di confrontare lo stesso paziente prima e dopo un intervento terapeutico o nutrizionale. Ha però un ambito preciso, descrive l’ecosistema del colon e non quello dell’intestino tenue, che ha una composizione diversa e richiede altri strumenti diagnostici.
Una revisione destinata ai clinici, pubblicata su Clinical Gastroenterology and Hepatology, sottolinea come la scelta del metodo analitico condizioni il tipo di informazione ottenuta. Le tecniche basate sul DNA rilevano anche i microrganismi difficili da coltivare, mentre la coltura consente di isolare il ceppo vivo e di studiarne il comportamento in laboratorio.
Come funziona il test del microbiota: le due fasi dell’analisi
Il test del microbiota Gut Screening funziona integrando biologia molecolare e microbiologia. La fase molecolare rileva e quantifica i gruppi batterici di interesse a partire dal loro materiale genetico, con una sensibilità che non dipende dalla capacità del microrganismo di crescere su terreno di coltura. La fase microbiologica prevede la coltura del campione e l’isolamento dei microrganismi potenzialmente patogeni, passaggio indispensabile per sottoporli ai test di sensibilità .
La combinazione dei due metodi riduce il rischio di falsi negativi e consente di passare dalla descrizione dell’ecosistema a indicazioni utilizzabili per la terapia.
Cosa misura il Gut Screening
Il referto valuta la flora protettiva, rappresentata soprattutto da bifidobatteri e lattobacilli, e la presenza e la carica della flora potenzialmente patogena. Vengono inoltre ricercati i funghi, compresi i lieviti del genere Candida, e i parassiti intestinali.
Il quadro complessivo permette di riconoscere una condizione di disbiosi, cioè uno squilibrio tra le componenti dell’ecosistema, e di orientare l’interpretazione di disturbi come gonfiore, reflusso, diarrea, stipsi o alternanza dell’alvo. Il tema del gonfiore e delle sue cause è approfondito nell’articolo su gonfiore addominale e microbiota.
I test di sensibilità sui microrganismi isolati
Quando viene identificato un patogeno, il laboratorio esegue l’antibiogramma e, per i funghi, il micogramma, che indicano la sensibilità del microrganismo ai diversi farmaci. Il referto comprende inoltre l’aromatogramma, che verifica in vitro l’attività di una serie di oli essenziali sul ceppo isolato e segnala quelli più efficaci.
Sono informazioni che il medico o il professionista possono utilizzare per impostare un trattamento mirato, riducendo il ricorso a terapie empiriche ripetute.
Le versioni del test
Il Gut Screening nella versione standard è indicato in presenza di disturbi digestivi ricorrenti. Il Gut Screening Plus aggiunge la ricerca del sangue occulto e il dosaggio di calprotectina e lattoferrina fecali, marcatori di infiammazione della mucosa. Una meta-analisi pubblicata su The American Journal of Gastroenterology ha mostrato che valori bassi di calprotectina fecale rendono molto improbabile una malattia infiammatoria cronica intestinale negli adulti con sintomi simili al colon irritabile. Il marcatore è quindi utile quando il quadro clinico richiede di escludere un’infiammazione organica.
Per quesiti specifici sono disponibili il Gut Permeability, dedicato alla valutazione della barriera intestinale e descritto nell’approfondimento sulla sindrome dell’intestino permeabile, e il Gut Excellence, che affianca al Gut Screening la misura dei metaboliti prodotti dal microbiota. La scelta della versione dipende dal quesito clinico ed è opportuno concordarla con il professionista di riferimento.
Come funziona il test del microbiota a casa: il prelievo
Dal punto di vista pratico il test del microbiota funziona interamente a domicilio e si acquista nell’area Acquista esami del sito. Il kit arriva all’indirizzo indicato e contiene la provetta per il campione fecale, le istruzioni passo passo e il materiale per la spedizione. Per un supporto ulteriore è disponibile una video guida alla raccolta.
Seguire con attenzione le istruzioni rende il campione più affidabile: è importante evitare che le feci vengano a contatto con acqua o urina, riempire la provetta fino al livello indicato e chiuderla con cura. Eventuali terapie in corso, in particolare antibiotici, antimicotici o probiotici, possono influenzare il risultato. Tempi e modalità di un’eventuale sospensione vanno sempre concordati con il medico.
Il campione viaggia con il corriere dedicato del laboratorio, senza costi aggiuntivi: nella confezione sono presenti la busta, la lettera di vettura e le indicazioni per prenotare il ritiro o consegnare il plico in un punto di appoggio.
Tempi di refertazione e lettura del referto
Il referto del Gut Screening è disponibile entro 21 giorni dall’arrivo del campione in laboratorio e si consulta nell’area riservata del sito, con le credenziali create al momento dell’ordine. L’interpretazione e le eventuali indicazioni terapeutiche spettano al medico o al professionista che ha richiesto l’esame. Chi non ha un riferimento può prenotare una consulenza telefonica con i professionisti del laboratorio.
Per un inquadramento generale sul ruolo dell’ecosistema intestinale è disponibile l’approfondimento su composizione, formazione e analisi del microbiota intestinale.
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Cosa dice la letteratura
- Sender R, Fuchs S, Milo R. Revised Estimates for the Number of Human and Bacteria Cells in the Body. PLoS Biol. 2016;14(8):e1002533. PubMed PMID 27541692
- Allaband C, McDonald D, Vázquez-Baeza Y, et al. Microbiome 101: Studying, Analyzing, and Interpreting Gut Microbiome Data for Clinicians. Clin Gastroenterol Hepatol. 2019;17(2):218-230. PubMed PMID 30240894
- Menees SB, Powell C, Kurlander J, et al. A meta-analysis of the utility of C-reactive protein, erythrocyte sedimentation rate, fecal calprotectin, and fecal lactoferrin to exclude inflammatory bowel disease in adults with IBS. Am J Gastroenterol. 2015;110(3):444-454. PubMed PMID 25732419