Cosa succede davvero nell’intestino quando si gonfia
Capita quasi sempre nello stesso momento della giornata, dopo pranzo, o in tarda serata, l’addome si gonfia, la cintura stringe, compare una sensazione di tensione che può protrarsi per ore. La prima ipotesi a cui si pensa è spesso: “sarà un’intolleranza! ”
In realtà, il gonfiore addominale è un sintomo aspecifico che può avere origine da meccanismi molto diversi tra loro, e la componente batterica del microbiota intestinale è spesso quella meno indagata.
Perché ci si gonfia dopo i pasti: il meccanismo della fermentazione o putrefazione intestinale
Il gonfiore addominale (meteorismo) è nella maggior parte dei casi la conseguenza diretta della fermentazione, nel caso dei carboidrati, o della putrefazione nel caso delle proteine, prodotta dai residui alimentari non completamente digeriti nell’intestino tenue e nel colon. Durante questo processo, i batteri intestinali producono gas — principalmente idrogeno, anidride carbonica e, in una parte della popolazione, metano — che si accumulano nel lume intestinale e generano distensione e tensione addominale.
Idrogeno, metano e batteri: cosa determina il tipo di gonfiore e cosa dice la letteratura
La quantità e il tipo di gas prodotto dipendono in larga parte dalla composizione del microbiota. Non tutti i batteri si comportano allo stesso modo, così come non tutti gli individui ospitano le stesse popolazioni microbiche produttrici di gas.
La letteratura distingue diversi profili fermentativi o putrefattivi:
- Produttori di idrogeno: la maggior parte della popolazione microbica intestinale fermenta i carboidrati non digeriti producendo idrogeno come gas principale.
- Metanogeni (es. Methanobrevibacter smithii): presenti solo in una parte degli individui, convertono l’idrogeno prodotto da altri batteri in metano; questo profilo è stato associato a un transito intestinale più lento e a una maggiore tendenza alla stipsi, oltre che a un meteorismo più persistente.
- Solfato-riduttori: producono idrogeno solforato, responsabile in alcuni casi di gonfiore associato a odore sgradevole delle flatulenze.
Questo significa che due persone con la stessa alimentazione possono avere risposte molto diverse in termini di gonfiore, semplicemente per la diversa composizione del proprio microbiota fermentativo e putrefattivo.
Studi che utilizzano il breath test all’idrogeno e al metano hanno mostrato che i soggetti con profilo metanogeno prevalente riportano più frequentemente gonfiore e rallentamento del transito intestinale rispetto ai soggetti idrogeno-produttori, indipendentemente dal tipo di dieta seguita.
SIBO: cos’è la sovracrescita batterica intestinale e perché causa gonfiore precoce
Un’altra causa reale, spesso sottovalutata, è la SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth, sovracrescita batterica nell’intestino tenue): una condizione in cui popolazioni batteriche normalmente confinate nel colon, colonizzano in eccesso l’intestino tenue, dove entrano precocemente in contatto con gli alimenti ancora in fase di digestione. Il risultato è una fermentazione anticipata e più intensa, con gonfiore che si manifesta anche a distanza di pochi minuti dal pasto, un pattern temporale che va tenuto distinto da quello, più tardivo, tipico della fermentazione colica fisiologica.
Gonfiore da disbiosi o da intolleranza alimentare? Come distinguerli
È importante non confondere questo meccanismo con quello delle intolleranze alimentari, dove il gonfiore è legato all’incapacità di digerire uno specifico componente (ad esempio il lattosio). Nel caso della disbiosi fermentativa o putrefattiva e della SIBO, invece, il problema non è l’alimento in sé ma la composizione microbica che lo elabora — motivo per cui eliminare cibi a rotazione, senza un’indagine specifica, spesso non risolve il sintomo. Abbiamo approfondito questa distinzione, e i casi in cui è la flora batterica — non l’alimento — a essere la causa reale, nell’articolo Come distinguere fra disbiosi e intolleranze alimentari.
Come scoprire la causa del gonfiore: l’analisi del microbiota con il Gut Screening
Per individuare quale componente del microbiota sta generando il gonfiore, non è sufficiente osservare i sintomi: serve un’analisi che identifichi la composizione microbica e la presenza di eventuali squilibri a carico dei batteri produttori di gas. Il Gut Screening consente di mappare le popolazioni microbiche coinvolte in questi processi fermentativi, distinguendo un semplice squilibrio funzionale da condizioni come la sovracrescita batterica, e fornendo al professionista un dato oggettivo su cui impostare l’intervento, nutrizionale o probiotico, più indicato per il singolo caso.