Perché la sindrome del colon irritabile non è sempre solo un problema funzionale
La sindrome del colon irritabile (IBS, Irritable Bowel Syndrome) è una delle diagnosi più frequenti in ambito gastroenterologico; dolore addominale ricorrente, alterazione dell’alvo e meteorismo, in assenza di lesioni organiche rilevabili sono i riscontri più ricorrenti. Viene classificata come disturbo funzionale, ma la ricerca degli ultimi anni ha evidenziato un ruolo crescente del microbiota intestinale nella sua patogenesi. In una percentuale significativa di pazienti, dietro la diagnosi di IBS si nasconde una disbiosi misurabile, con alterazioni della flora batterica che contribuiscono direttamente alla sintomatologia.
IBS e disbiosi: cosa dice la letteratura scientifica
Diversi studi hanno documentato differenze significative nella composizione del microbiota tra i pazienti con IBS e i soggetti sani. In particolare, si osservano riduzioni della flora protettiva (Bifidobatteri e Lattobacilli), aumenti di batteri fermentativi e produttori di gas, e alterazioni della flora immunomodulante, con spostamento verso profili batterici pro-infiammatori. Questa disbiosi contribuisce all’ipersensibilità viscerale, alla fermentazione anomala dei carboidrati, all’alterazione della motilità intestinale e, in molti casi, all’aumento della permeabilità della barriera intestinale (intestino permeabile o ‘leaky gut’).
Il ruolo dei batteri patogeni e dei miceti nell’IBS
Oltre alla composizione generale del microbiota, nell’IBS si riscontra spesso la presenza di specifici patogeni batterici e fungini che aggravano la sintomatologia. Alcuni ceppi batterici opportunisti producono tossine e metaboliti irritanti, mentre la sovraccrescita di miceti come la Candida albicans può amplificare l’infiammazione mucosale e la permeabilità intestinale. Questi microrganismi non vengono rilevati dalla coprocoltura tradizionale, che identifica solo un numero limitato di patogeni acuti.
Perché l’analisi molecolare PCR cambia l’approccio diagnostico nell’IBS
Il test Gut Screening del laboratorio Val Sambro utilizza sonde molecolari PCR per rilevare oltre 60 target microbici direttamente dal DNA presente nel campione fecale, indipendentemente dalla vitalità dei microrganismi in laboratorio. Questo consente di identificare:
- batteri patogeni ad alta e bassa carica, inclusi ceppi raramente ricercati nelle analisi standard
- flora batterica saprofita in sovraccrescita, marker di disbiosi
- flora immunomodulante (Bacteroides e Prevotella), con impatto diretto sulla risposta infiammatoria
- flora protettiva (Bifidobatteri e Lattobacilli), per valutarne la riduzione
- miceti (7 specie di Candida, Aspergillus, Fusarium, Penicillium)
- 15 parassiti tra protozoi ed elminti
La seconda fase del test: dalla molecolare alla colturale
Nella seconda fase del test, i microrganismi identificati dalla PCR vengono sottoposti ad analisi colturale per verificarne la vitalità e testare la risposta ai trattamenti. L’antibiogramma definisce la sensibilità dei batteri agli antibiotici; l’antimicogramma valuta la risposta dei miceti agli antimicotici; l’aromatogramma misura l’efficacia antibatterica e antifungina degli oli essenziali, riducendo il rischio di farmacoresistenza. Il risultato è un report strutturato, corredato da letteratura scientifica, utilizzabile dal clinico per impostare un protocollo terapeutico personalizzato.
Quando il Gut Screening è indicato nel paziente con IBS
Il Gut Screening è un test particolarmente indicato in presenza di IBS con sintomi cronici resistenti alle terapie convenzionali, in caso di sospetta disbiosi associata a sintomi extraintestinali (stanchezza, disturbi del sonno, manifestazioni cutanee), e quando si vuole escludere o confermare la presenza di batteri patogeni, miceti o parassiti come fattore causale o aggravante. Il test si esegue su campione di feci, raccolto a domicilio con il kit fornito dal laboratorio.
Il test fornisce un’analisi molecolare approfondita del microbiota intestinale, utile per indagare le cause microbiche della sindrome del colon irritabile.
Il referto che viene rilasciato con il test include letteratura scientifica di riferimento ed è pensato per essere integrato nel percorso terapeutico con il proprio medico o specialista.
