«La risposta di un organismo in via di sviluppo, ad uno specifico cambiamento, che avvenga durante una finestra temporale critica del periodo neonatale, altera la traiettoria dello sviluppo stesso, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, provocando effetti permanenti sul fenotipo del soggetto stesso”.

Ogni trimestre della gravidanza è caratterizzato da “finestre di vulnerabilità” di specifici organi ed apparati. I ricercatori hanno individuato tali finestre; durante i 9 mesi di gravidanza, ogni finestra è    in grado di porre le basi per una serie di condizioni patologiche di specifici organi ed apparati: per esempio la maggior parte dei neuroni e delle sinapsi si forma nel terzo trimestre; il cervello è l’organo più importante e si sviluppa per ultimo nel corso della gestazione, le strutture più primitive (sottocorticali) maturano prima rispetto alle strutture più evolute della corteccia.

Il feto è particolarmente vulnerabile a modifiche che avvengono nell’ambiente interno ed esterno, che influenzano lo sviluppo, con conseguenze immediate e a lungo termine. Tali cambiamenti possono avvenire a tutti i livelli di organizzazione biologica. Gli studi ci dicono che un comportamento materno errato (fumo, aumento di peso in gravidanza, alimentazione non adeguatamente bilanciata, uno stato di disbiosi, cattive condizioni sociali, terapie farmacologiche durante la gravidanza) può influenzare negativamente il microbiota intestinale neonatale.

Numerosi studi sul ruolo del microbioma materno  hanno dimostrato che:
- le malattie parodontali e le infezioni delle vie urinarie  determinano esiti negativi della gravidanza (rischio di preeclampsia, prematurità e basso peso neonatale);
- esiste una concordanza tra il microbiota placentare ed i batteri del cavo orale, lingua, gola, faringe della madre in gravidanza;
- si rilevano significative modificazioni del microbioma tra il 1°, 2° e 3° trimestre, nel 3° trimestre il microbiota intestinale della donna gravida è sicuramente diverso  genotipicamente e fenotipicamente  da quello della stessa donna al 1° trimestre;
- la placenta «non è sterile», anche in condizioni di normalità la placenta contiene un suo microbiota in grado di educare già da subito il sistema immunitario del feto.

La placenta è stata molto trascurata come oggetto di studio, su questo organo si sa molto poco ma recenti studi mettono in evidenza come il microbiota placentare sia strettamente correlato a quello del cavo orale della madre (lingua, tonsille, saliva, placca gengivale etc) e come sia diverso da quello di altri distretti (naso, cute, narici, vagina etc). Se si analizza il tessuto placentare, il liquido amniotico, il sangue del cordone ombelicale, il meconio, le prime feci del neonato, ritroviamo le stesse popolazioni batteriche presenti in ambiente placentare.
La colonizzazione microbica inizia già nella fase intrauterina; prosegue attraverso il canale vaginale al momento del parto, durante il contatto pelle a pelle subito dopo la nascita, con il contatto fisico tra il bambino e la madre, con le prime poppate di colostro e con l’allattamento. 
La placenta (specialmente prima della 26° W di gravidanza) in risposta ad alterate concentrazioni di ossigeno (ipossia) è capace di rilasciare sostanze che possono determinare danno ai neuroni in via di sviluppo (accumulo di prodotti reattivi nella circolazione fetale) e influenzare negativamente la vascolarizzazione ed il metabolismo del cervello.

Vari fattori portano a differenze interindividuali nella composizione del microbiota:
- età gestazionale (nascita a termine o prematurità);    
- trattamento antibiotico in gravidanza e nei primi anni di vita;
- parto: taglio cesareo/parto vaginale;
- tipo di alimentazione (allattamento materno o a base  di formula artificiale);
- la biodiversità dell’ambiente circostante e membri della famiglia;
- status nutrizionale della madre (malnutrizione e obesità);
- uso di prodotti antisettici per la pulizia e l’igiene personale

Il buongiorno si vede dal mattino

Durante la gravidanza l'intestino del feto è quasi del tutto sterile e subito dopo la nascita viene colonizzato da miliardi di batteri. Il feto non vive in un ambiente completamente sterile e viene al mondo con un intestino, nel quale è presente una quantità minima di batteri, il 5% di colonizzazione nell’intestino è già presente nel rapporto madre-feto.
Sono in costante aumento studi che confermano come il microbioma nei primi anni di vita sia fondamentale per la salute negli anni futuri. Ci sono ipotesi secondo cui l’inizio dello sviluppo del microbioma avvenga già a livello fetale, con il passaggio di alcuni batteri “buoni” attraverso la placenta.
Al momento della nascita c’è il passaggio tra la flora microbica dalla madre e nascituro. Tutto si gioca nelle prime 6 ore di vita.
Quindi: la nascita dal canale vaginale, la flora eubiotica della madre (disbiosi già in gravidanza o terapie antibiotiche della madre), allattamento materno, condizionano l’instaurarsi di una flora microbica “fissa”.

gravidanza-maternità

batteri entrano nel corpo del neonato durante il parto naturale, (colonizzazione dell’intestino ab-ingestis): nel passaggio attraverso la vagina avviene il contatto con il microbiota vaginale e fecale materno. Anche i contatti ambientali: gli infermieri che toccano il bambino, i familiari, gli animali domestici e l’ambiente in generale contribuiscono a costituire il Native Core Microbiota, nel periodo variabile dai 4 ai 36 mesi dalla nascita. Da qui l’importanza di Bifidobatteri durante la gravidanza come aiuto alla mamma in termini di nutrimento del suo intestino, (contrastano la classica stipsi gravidica), ma anche per la modulazione della risposta immunitaria. I Bifidobatteri se adeguatamente presenti nel latte materno colonizzano l’intestino del neonato (già nella vita intra-uterina passano direttamente al feto) e riescono a passare adeguatamente attraverso i dotti galattofori durante l’allattamento.

Microbiota infantile e parto

Parto cesareo o Parto vaginale: il microbioma è diverso.

Il pattern microbico di colonizzazione post-natale del neonato da taglio cesareo  è                                                        caratterizzato da alterazioni di ordine quali-quantitativo e di conseguenza funzionali:
- ridotta diversità batterica;
- prevalenza di germi potenzialmente patogeni (Clostridium difficile ed Escherichia coli);
- ridotta concentrazione di commensali benefici (batterioidi, bifidobatteri e lattobacilli);
- alterazione omeostasi immuno-metabolica.

parto-nascita-neonato

L’allattamento artificiale influenza in modo negativo la biodiversità del microbiota; la permeabilità intestinale dei bambini alimentati con latte artificiale è collegata ad una vera e proprio reazione di natura immunitaria (infiammazione della mucosa intestinale a livello delle junction tighs delle cellule intestinali).

Un controllo durante la gravidanza e dal pediatra per monitorare lo stato di salute dell’intestino del tuo bambino è il primo passo per poter individuare eventuali alterazioni del microbiota. Contatta il nostro Poliambulatorio per una consulenza pediatrica con la Dott.ssa Maria Maranò Pediatra (https://www.facebook.com/dottssamariamarano/)